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L’ultimo sistema operativo di Microsoft è più moderno nella grafica ed è più dotato di funzioni. Ma non abbiamo bisogno di abbandonare il predecessore, almeno fino al 2025. Vogliamo provare la nuova versione? Attenti alla compatibilità. Anche se compriamo un nuovo personal computer.

Da Windows 10 a Windows 11: il celeberrimo sistema operativo di Microsoft fa un nuovo salto generazionale. E’ più moderno? Sì, specie nella grafica. Più performante? Le verifiche degli esperti sono in corso: sembra di sì, nei computer più potenti. Vale la pena di aggiornare i nostri pc alla nuova versione? E magari di sostituire il vecchio pc? Dipende. Vediamo perché, cercando di fare un po’ di luce nella confusione che regna nelle notizie di stampa, anche quella specializzata. Cominciando dalle finte illusioni, che qualche volta diventano trappole.

Attenti alla compatibilità

Già, perché è proprio qui la trappola dell’operazione, di cui dobbiamo tenere conto a maggior ragione se ci stiamo orientando verso una soluzione apparentemente molto appetibile, che il mercato dei personal computer ci sta proponendo in queste settimane: l’acquisto di personal computer nuovi non ancora aggiornati a Windows 11 a prezzo molto scontato.

 

Il problema è che non tutti i computer recenti dotati di Windows 10, sia quelli che abbiamo comprato da poco sia quelli ancora in vendita, sono pienamente compatibili con Windows 11. Con il lancio del nuovo sistema operativo Microsoft ha infatti deciso di stringere le briglie sui requisiti tecnici che consentono la compatibilità. I nuovi requisiti non riguardano solamente la velocità del processore, la capienza della memoria di massa (disco rigido o Ssd allo stato solido), o la memoria di sistema (Ram), così com’era accaduto per gli aggiornamenti delle passate generazione dei sistemi operativi.

Barriere di sicurezza

Questa volta Microsoft ha condizionato l’istallazione nuovo sistema operativo, e l’aggiornamento dei Pc dalla versione precedente di Windows, alla presenza e alla piena funzionalità di una serie di caratteristiche tecniche che hanno a che fare con la sicurezza. Nella scheda madre deve essere presente, tra l’altro, anche un modulo hardware che fa da filtro per le possibili operazioni non regolari che possono essere attivate da programmi malevoli (il modulo TPM, che oltretutto deve essere della versione 2.0) e un processore (Intel o AMD, i due fabbricati che si dividono il mercato) che deve appartenere all’ultimissima generazione. Motivazione ufficiale: solo l’architettura degli ultimissimi processori contiene a sua volta delle istruzioni di sicurezza aggiuntive rispetto alle possibili intrusioni di software malevolo.

 

Una strategia giustificata e dunque opportuna quella di Microsoft? Il mondo dell’informatica è diviso. C’è chi giustifica queste scelte. C’è chi adombra una congiura, trainata dal mondo dell’hardware, per indurre una fetta consistente di consumatori a cambiare pc.

Molti “super Pc” fuorigioco

Sta di fatto che la principale trappola dell’operazione è proprio questa: c’è la concreta possibilità che il nostro pc, anche se recente e veloce, anche se finora considerato “sicuro” dalla stessa Microsoft, non sia compatibile con Windows 11. Chi scrive è dotato di due personal computer ad alte prestazioni relativamente recenti, entrambi fuorigioco perché non compatibili con il nuovo sistema operativo. Il primo è un portatile con un processore Intel i7 di penultima generazione con modulo TPM e memorie più che abbondanti: niente da fare. Il secondo, comprato un paio di anni fa, è un mini-computer anch’esso con modulo TPM 2.0 attivo, Ram e memoria di massa sovrabbondanti ma spinto anche qui da un velocissimo processore i7 di non ultimissima generazione: non compatibile.

 

La cosa è davvero fastidiosa, anche se non è una tragedia. Perché il bisogno impellente di transitare al nuovo sistema operativo non c’è: Windows 11 presenta molti affinamenti, anche nella grafica ora più moderna, ma nella sostanza non è molto diverso da Windows 10, che continuerà ad avere piena assistenza negli aggiornamenti, anche e soprattutto quelli di sicurezza, almeno fino al 2025, conservando la piena interoperabilità nel software con il suo successore. Certo, è bene comunque sapere se il transito al nuovo sistema operativo ci è consentito o no. È importante, ma relativamente, nel caso volessimo valutare l’aggiornamento del pc che abbiamo già. Ma è importantissimo nel caso della possibile trappola: l’acquisto di un nuovo pc, magari scontato perché ancora dotato di Windows 10, con la convinzione, che come abbiamo visto non è scontata, di poterlo aggiornare a Windows 11.

Doppio tranello

La verifica di compatibilità al nuovo sistema operativo del nostro pc è relativamente semplice, anche senza bisogno di tentare l’aggiornamento con il programma eseguibile. Con gli ultimi aggiornamenti automatici di Microsoft dovrebbe essere stato installato sul vostro Pc con Windows 10 (ma non succede sempre) uno strumento di controllo che fornisce un avviso automatico sulla compatibilità o meno con l’ultima versione di Windows. Se l’avviso non compare possiamo fare da noi, scaricando sempre dai server Microsoft il programma di verifica denominato Controllo integrità Pc (PC Health Check) che ha il pregio di indicarci non solo il verdetto finale ma anche le ragioni in dettaglio della eventuale incompatibilità, consigliandoci nel caso gli interventi necessari. Può darsi, ad esempio, che il modulo di sicurezza TPM sia presente nella nostra scheda madre ma debba essere attivato dal bios del Pc. Ma anche se ciò non fosse qualche possibilità rimane.

Forzare la mano, ma è rischioso

Clemenza? In realtà Microsoft offre già qualche via d’uscita agli irriducibili dell’aggiornamento a tutti i costi o quasi. Ma con annesso rischio da non sottovalutare. Sempre secondo voci ben accreditate la casa madre di Windows si accingerebbe ad aprire infatti alla possibilità di forzare addirittura ufficialmente i blocchi, aggiungendo alla lista dei processori attualmente compatibili anche qualche processore delle generazioni immediatamente precedenti. Intanto la stessa Microsoft si dimostra in qualche modo clemente su alcuni dei trucchi che circolano sul web per neutralizzare del tutto o quasi gli sbarramenti a Windows 11 (basta fare una ricerca con le parole chiave “Installare Windows 11 su pc non compatibile”). Microsoft lo fa in una nota ufficiale con la quale lancia però un warning: forzare l’aggiornamento è possibile ma in questo caso gli aggiornamenti, anche quelli di sicurezza, “potrebbero non essere garantiti”. Un’affermazione ambigua e anche un po’ contraddittoria rispetto all’impegno di fare di tutto per coccolare e proteggere i nostri Pc. A cui la stessa Microsoft per la verità non ha tenuto per ora fede. Risulta che tutti coloro che al momento hanno trovato modo di “forzare” Windows 11 in Pc non ufficialmente compatibili continuino a ricevere regolarmente tutti gli aggiornamenti. Nelle prossime settimane ne sapremo probabilmente di più.

Fonte: https://www.firstonline.info